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Gruppo Gold Hunter

Post più popolari di questa settimana.

Goldhunter SPARTAN. La canaletta tattica italiana più apprezzata dagli utenti, esperti e neofiti.

giovedì 1 ottobre 2020

Canaletta per oro tattica (smontabile e ripiegabile) Goldhunter SPARTAN. Goldhunter SPARTAN (foldable) tactical sluice. Prezzo bloccato!

Canaletta per oro Goldhunter SPARTAN

PREZZO BLOCCATO! 

Nell'anno in corso (2020) il laboratorio dei Manufatti Goldhunter ha dovuto registrare subito diversi aumenti (ed alcuni davvero considerevoli) sul materiale utile alla produzione ed alla spedizione delle canalette Goldhunter, a cui va aggiunto anche lo stop forzato delle attività di produzione e vendita per almeno tre mesi durante il lockdown totale della passata primavera. 
Per una piccola realtà artigianale il colpo è stato forte e queste situazioni hanno inciso non poco sulla tenuta dei conti del laboratorio, arrivando quasi a minare la stabilità stessa di questa piccola realtà artigianale. 
Avendo a cuore la continuità di questo progetto e nonostante la crisi economica a stringergi un cappio attorno al collo, si è deciso di stringere i denti e di sostenere sulle spalle il peso accusato e ricaduto addosso a pioggia dall'alto almeno fino alla fine dell'anno, senza coinvolgere terzi affinchè anche gli altri potessero superare le difficoltà incontrate a loro volta, travolti come tutti da questo momento epocale. Aumenti nelle materie prime e secondarie oltre allo stop hanno reso in pratica molto più costoso e quasi "esclusivo" il poter restare operativi e poter garantire gli stessi livelli top di sempre ma si è deciso di farlo, almeno per tutto il 2020.
Questo è ciò che si ritiene sia "fare la propria parte" e quindi sacrificare qualcosa piuttosto di andare avanti. 
Ogni aumento di prezzo rimarrà bloccato fino alla fine dell'anno e sarà comunicato soltanto a gennaio 2021.

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Canaletta per oro Goldhunter SPARTAN

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mercoledì 7 agosto 2019

Cercatori d'oro. Mappatura di un territorio.


CONCETTO DI MAPPATURA DI UN TERRITORIO 

Di ogni territorio di nostro interesse possiamo dire di conoscere davvero soltanto i posti  in cui siamo stati fisicamente e dei quali abbiamo un riscontro personale ed un’esperienza  diretta.
Quando osserviamo le mappe digitali ed anche quelle cartacee abbiamo indicazioni più o meno precise e più o meno aggiornate soltanto dei contorni delle cose, e dei loro bordi fotografici tridimensionali; ma nulla può sostituire il riscontro fisico che in pochi istanti appura forme, pendenze, altezze, distanze, curve e passaggi, trasmutando tutte le informazioni in conoscenza diretta.
La vera mappatura personale di un cercatore o di qualsiasi esploratore, inizia quando si trova sul posto e passa per ogni metro quadrato di suolo fluviale toccato ed analizzato durante la giornata.  Una volta acquisito questo dato fondamentale possiamo dire di avere quindi una determinata mappatura.
In alcuni casi si torna negli stessi territori ma spostandosi di tanto in quanto, nel tempo, di alcune decine di metri, 20, 30, 50 e lo si fa per varie ragioni, alcune dettate dall’ abbassamento ed innalzamento dei livelli idrometrici  ed altre per curiosità, voglia di conoscere, vedere e toccare  o per spirito di avventura.
 Si cambia magari ansa, sponda o ramo ma si rimane comunque all’interno di una cerchia più ampia (ma ancora  comunque circoscritta) in cui si conoscono alcuni punti toccati in precedenza.  Percorrendo poi i tratti che dividono i vari punti ed effettuando una ricognizione visiva nelle aree intermedie riusciamo ad avere una diretta e quasi totale conoscenza del territorio in tutta la sua ampiezza, quindi si può affermare di aver completato ed ampliato allo stesso tempo la personale mappatura di quel posto.

Video illustrativo.


LA NOSTRA ESPERIENZA DI COMPLETAMENTO DELLA MAPPATURA DI UNA ZONA
Per noi come Gruppo Gold Hunter (formato da due effettivi) recentemente c’è stato appunto un primo completamento della mappatura di una zona abbastanza ampia (che frequentiamo da quasi cinque anni)  la cui forma è ad “isola” ed è a ridosso della riva ma in pratica all’interno del letto del fiume, pur essendo di dimensioni imponenti.
Essendoci affezionati a questo posto, nel tempo lo abbiamo studiato anche incrociando ogni tipo di mappa, time laps compresi (interessantissimi) e poi negli anni, dopo che parecchi punti del posto erano stati visitati e vissuti,  è sorta quasi spontanea e naturale la voglia e la curiosità ( quasi un’esigenza) di fare una “circumnavigazione” completa dei confini che inizialmente non prendevamo nemmeno in considerazione,  completando fisicamente il giro e l’esplorazione del territorio in questione  con l’importanza fondamentale del riscontro visivo e del “toccare con mano” in modo da circoscrivere poi appunto  l’area.
Ci siamo presi il nostro tempo quel giorno, alle sette del mattino eravamo già sul posto pronti ed abbiamo preso il cammino opposto a quello che solitamente per anni abbiamo fatto (dal quale punto però avremmo dovuto sbucare a fine giornata, come il filo che passa con l’ago per chiudere una cucitura.)  avventurandoci per un sentiero mai battuto a piedi da noi, ma visto soltanto a poche decine di metri per tanto tempo. Abbiamo tenuto il sentiero costeggiando la parte dell’isola che già conoscevamo e fino a dove eravamo arrivati ad esplorare,  grosso modo e poi siamo scesi ed avventurati addentrandoci nella selva tra alberi caduti, sassi e rovi belli alti.  
I primi terreni che abbiamo dovuto attraversare erano abbastanza impervi e pieni di ostacoli, si procedeva quindi lentamente ed ogni cinque – dieci metri a quel punto mi fermavo qualche secondo per rendermi conto del posto e per orientarmi nei punti di riferimento che avevo dalle mappe digitali studiate con il mio compagno di avventura Alessandro, trovandoci in luoghi ancora inesplorati e sconosciuti da noi.
Così facendo siamo riusciti a costeggiare il fianco del ramo interno ed arrivare all’estremo confine sud, potendo quindi proiettare lo sguardo laddove prima non era ancora arrivato, ampliando i nostri confini.  
A quel punto abbiamo iniziato la risalita dal versante opposto a quello in cui siamo arrivati, quindi verso il fiume dove l’ostacolo per camminare bene non era più la folta vegetazione ma una distesa di sassi sconnessi.   Poche decine di metri di cammino ed abbiamo effettuato una sosta esplorativa veloce (senza piazzare il campo, solo giù li zaini e il carico) per fare alcune prospezioni,  per controllare dimensioni e tipologia delle pietre e la conformazione del terreno. 
Terminata queste operazioni , abbiamo rimesso in spalla zaini e carichi vari ed abbiamo ripreso la risalita, camminando lentamente sia per le pietre che ostacolavano un cammino regolare e sia per poter fissare visivamente ogni fotogramma di quella parte di isola che non avevamo ancora toccato e che appariva nuova ai nostri occhi. Pochi minuti dopo iniziamo a scorgere i posti dove noi operiamo spesso, dove ci accampiamo, e per la prima volta li vediamo da sud, in lontananza ma li riconosciamo perché sono a noi familiari, sanno di rifugio, di “casa”.
Una volta arrivati al nostro vecchio posto abbiamo finalmente piazzato il campo e fissato la bandiera ad un albero;  tra una cosa e l’altra si sono fatte le otto, otto e un quarto del mattino e siamo già stanchi, spompati e sudati ma ci beviamo il nostro caffè caldo dal thermos soddisfatti di aver completato qualcosa per noi come gruppo di ricerca e per aver affrontato e portato a termine alle prime luci dell’alba una nuova faticosa avventura in mezzo alla natura, come una sfida vinta con sé stessi, con tutto il suo carico di significati personali. 
Sergio Cirillo

Gold Hunter 

lunedì 29 luglio 2019

Ricerca di oro alluvionale, test di dispersione per canaletta - sluice.



L'articolo spiega cos'è un test di dispersione, a cosa serve ed a chi è rivolta tale utilità.

Un test di dispersione è utile per tutti coloro che, avendo acquistato una nuova canaletta, necessitano di trovare i parametri ottimali di piazzamento e di esercizio, oltre a capire i limiti di lavoro di quel determinato modello.
Come lo è stato da sempre per Manufatti Goldhunter, è uno strumento indispensabile per tutti coloro che progettano e costruiscono da soli la propria canaletta, utile, e direi fondamentale, nel determinare con esattezza i parametri di lavoro e di esercizio del prototipo iniziale; per arrivare con la miglior accuratezza a capire l'esatto range in cui la propria canaletta può operare, indicando con precisione sia la corrente minima supportata che quella massima e creando di fatto il parametro di esercizio della corrente, indicata in metri al secondo (ad esempio 2 - 3 metri al secondo). 
Ci sarà da determinare anche l'altezza ottimale dell'acqua all'interno della canaletta, anche qui avremo un minimo ed un massimo (ad esempio 2 - 4 centimetri).
Ultimo dato per ordine ma non per importanza è l'inclinazione con la quale una canaletta lavora nel modo corretto, per questo dato non esiste un parametro fisso poiché molto dipende dal tipo di salto e dalla corrente in ingresso, in questi casi generalmente si indica soltanto una angolazione massima da non superare, generalmente 19 gradi di pendenza, oltre la quale non si garantisce il trattenimento del nobile metallo. 
Un test di dispersione è quindi una prova atta a controllare eventuali perdite di una canaletta - sluice attraverso operazioni e modalità mirate. Un vecchio metodo, che è anche quello meno preciso e più approssimativo, era quello di passare nel piatto le sabbie di risulta depositate naturalmente sul letto del fiume/torrente nel corso della giornata, eppure questo test non riuscirà per ovvi motivi a passare tutto quanto il materiale accumulato, per cui non è possibile ritenerlo altamente esaustivo ma soltanto indicativo. 
Ecco quindi la necessità di utilizzare un raccoglitore che, dal primo all'ultimo sversamento di fino, possa raccogliere soltanto tutto il materiale pesante che esce dalla canaletta durante la giornata di lavoro.
Come fare quindi? 
Usando una batea medio - grande o una comune bacinella immersa o comunque appoggiata sul fondo del fiume o torrente con l'accortezza di piazzarla immediatamente sotto la cascatella di uscita della sluice, è bene mettere due o tre sassi pesanti dentro per garantirle stabilità sul fondo e per non rischiare di vedersela portare via dalla corrente. Se l'acqua davanti all'uscita della canaletta è più profonda, utilizzare un secchio con la stessa modalità ed accortezza. Se vi state chiedendo se il contenitore sarà destinato a saturarsi allora vi dico che con ogni probabilità non si saturerà, seguendo le istruzioni correttamente, l'idrodinamica applicata farà il resto, tenendo nel vostro contenitore solo il materiale pesante e facendo "volare oltre" quello più leggero, inoltre i sassi posti come peso agiranno da piccola gabbia per il materiale pesante e favoriranno il ricircolo di corrente per far uscire quello più leggero e sterile. 
A fine giornata quando avremo tirato su la nostra canaletta, andremo a prendere il contenitore del test ed andremo a passare nel piatto tutto quello che troviamo dentro. Se troviamo del nobile metallo nel contenitore non significa che la nostra canaletta sia da buttare via, può darsi che abbiamo esagerato con qualche parametro. Ricordiamoci che ogni modello di sluice ha i suoi e che non esiste un parametro assoluto, basta trovarlo per ogni canaletta.
Per chi non si accontenta o per i costruttori che testano prototipi al fine di ottimizzare i parametri e di verificare il comportamento e la tenuta dei materiali, ovviamente i test non finiscono al primo check ma proseguono in varie condizioni ambientali e di corrente, magari passando da fiumi a torrenti più impetuosi o viceversa. Dopo almeno tre o quattro test in varie condizioni, è possibile quindi stabilire con accuratezza molti dati e parametri.
Così è stato per le canalette Goldhunter dei Manufatti Goldhunter, non a caso sono accompagnate da schede tecniche complete e da tabella indicativa dei corretti parametri di esercizio, quest'ultima non nasce a caso ma è frutto di studi e test condotti sul fiume, essendo modelli che in primis devono soddisfare le alte esigenze dei membri del gruppo Gold Hunter che le utilizzano in servizio permanente effettivo, oltre a godere dell'ottimo feedback e dell'alto gradimento di tutti gli utenti di queste canalette, sia neofiti che esperti, sia in Italia che all'estero. 
Ci sono canalette che vanno bene ad un metro e mezzo di acqua al secondo come le scalette in legno classiche, ci sono sluice dai 2 ai 3 metri di acqua al secondo ed quelle da 3,5 -4 metri al secondo. Come capire la velocità dell'acqua? 
Basta una foglia, un ramoscello o in assenza di tutto questo andrà bene anche il classico sputazzo.
Diffidare sempre da chi non testimonia, non argomenta e non giustifica un test di dispersione, poiché se non supportato da dati precisi non si può ritenere tale e rimane soltanto un'asserzione senza base e fondamento.  
Questo comunque è solo il mio metodo di eseguire i test, ovviamente ci possono essere diverse soluzioni che portano alle stesse conclusioni ma devono essere pur sempre oggettivamente ragionevolmente argomentate.
Nella foto un test di dispersione del 2014 da parte di Manufatti Goldhunter utilizzando un secchio.

martedì 26 febbraio 2019

Goldhunter SPARTAN, canaletta tattica per ricerca oro. Tactical gold prospecting sluice.

Goldhunter SPARTAN, canaletta tattica Made in Italy per la ricerca di oro, la più apprezzata da utenti esperti e neofiti.

Canaletta tattica per la ricerca di oro Goldhunter SPARTAN, la canaletta tattica italiana più apprezzata da utenti esperti e neofiti dal 2015. 

Goldhunter SPARTAN gold prospecting tactical sluice. Most italian tactical sluice appreciated by rookies and experts since 2015.

Dal laboratorio dei Manufatti Goldhunter di Milano dal 2015.

La canaletta Goldhunter modello SPARTAN dal 2015 è sinonimo di standard Made in Italy qualitativamente al top di gamma; progettata e costruita rigorosamente per garantire la migliore esperienza possibile in termini di performance unita alla facilità di utilizzo che ne fanno un prodotto estremamente versatile, pratico ed efficiente.
La SPARTAN è definita anche "tattica" poichè si smonta facilmente in due sezioni da 42 centimetri che sovrapposte stanno comodamente stipate in uno zainetto da 30 litri od in una sacca, per il minimo ingombro di stoccaggio e trasporto.
La scocca è in robusto acciaio galvanizzato zincato che conferisce alla SPARTAN grande robustezza che si traduce in elevata stabilità in acqua e forte resitenza alle sollecitazioni ambientali dei contesti naturali e fluviali.
La lunghezza è di circa 78 centimetri, larghezza di circa 20 cm, altezza 7/8 centimetri per un peso a secco di 2,970 kg.



Oltre alla tatticità, la SPARTAN presenta i vantaggi della compattezza per un piazzamento ottimale in acqua ed è inoltre dotata di maniglia di trasporto (ripiegabile, non fissa e sporgente) che si monta assemblando la canaletta stessa (operazione rapida e semplice) di modo da esser trasportata comodamente anche una volta montata, a preferenza c'è chi la tiene direttamente montata. La maniglia è un pezzo unico prodotto interamente a mano con punzonatura laterale del numero di serie corrispondente alla canaletta.  


Questo modello è apprezzato sia da utenti neofiti che esperti e navigati per la sua estrema versatilità e funzionalità, unite alla semplicità di utilizzo. 
Frutto di progettazione mirata, studi costanti e test condotti direttamente nei vari contesti fluviali, ogni particolare nasce con una funzione ben precisa in concerto con tutte le altre componenti che soltanto nell'insieme danno corpo ad un attrezzo in grado di garantire performance davvero di eccellenza. 

La canaletta tattica Goldhunter SPARTAN viene prodotta rigorosamente a mano nella pura tradizione artigianale Made in Italy, con tanto di numero di serie punzonato su targhetta identificativa per conferire a questo modello ancora più personalità.




PRESENTAZIONE VIDEO







lunedì 3 settembre 2018

COME PREPARARE UNA SPEDIZIONE. COSE DA FARE PRIMA DI PARTIRE ALL'AVVENTURA.


COME PREPARARE UNA SPEDIZIONE.
COSE DA FARE PRIMA DI PARTIRE ALL'AVVENTURA.

PIANIFICAZIONE DESTINAZIONE, ITINERARIO E TEMPI DI PERCORRENZA

Quando decidiamo di fare una spedizione e di trascorrere una giornata a contatto con la natura dobbiamo per prima cosa studiare il territorio d'interesse e l'itinerario che intendiamo percorrere.
Si possono tranquillamente usare mappe o cartine topografiche in scala 1:50000 ma la comune tendenza è sempre di più l'utilizzo delle mappe digitali (le più famose sono Maps, Earth, ma ci sono mappe come View Ranger che ad esempio riescono a censire anche tutti i sentieri, può essere utile usarle incrociando i rispettivi dati poichè alcune rilevano parametri d'interesse che ben si integrano: altezze e dislivelli, sentieri nascosti dalla vegetazione, e i vari particolari come lo streetview che possono essere utili come riferimento per orientarci).
Dopo aver individuato il prossimo target, studiamo, nelle vicinanze, le varie aree di parcheggio che potrebbero fare al caso nostro.
Per garantire la miglior riuscita di raggiungimento del target rileviamo più informazioni possibili sul percorso e sul territorio circostrante (pendenze, edifici, fontane, torrenti, case diroccate, alberi particolari o qualsiasi cosa possa attirare la nostra attenzione che possa ricordare un punto di percorrenza come un check point, come una tappa nel percorso).
Se abbiamo pensato ad una marcia lunga, pianifichiamo i carichi e le soste e calcoliamo sempre accuratamente i tempi di percorrenza (magari  per eccesso, in modo da esser più tranquilli durante la spedizione). La gestione dei tempi di percorrenza e di marcia è importante ma altrettanto lo è quella dei carichi, o meglio ancora la loro distribuzione.

I CARICHI
Dalla nostra destinazione e dal tipo di attività che intendiamo svolgere sul Target (ma anche dalla nostra corporatura e resistenza, dall'età e dall'abitudine o meno di marciare con pesi annessi) dipende il tipo di attrezzatura che andremo a portare, si decide di volta in volta la modalità di carico da portare, se è una spedizione da fare "leggeri" e quindi col minimo indispensabile (laddove c'è parecchio da marciare con forti pendenze o con terreni particolarmente impervi) oppure se è possibile portare della dotazione extra rispetto allo stretto indispensabile.

LO STRETTO INDISPENSABILE, IL CARICO ESSENZIALE
Per ogni cercatore può essere soggettivo ma per quanto mi riguarda posso considerare indispensabili prima di tutto la batea (strumento principe del panning e simbolo del cercatore d'oro alluvionale), almeno una paletta in acciaio per scavare, un setaccio ed una boccetta gold guzzer, il "succhiello" in plastica per aspirare l'oro dalla batea, oltre agli stivali in gomma da pesca alti fino alla coscia. Se il terreno non ne sconsiglia l'uso e se quindi non dobbiamo per forza attraversarlo con gli scarponi, è possibile indossare gli stivali direttamente al parcheggio, di modo da alleggerire ulteriormente il carico da trasportare. Questa la dotazione minima per la ricerca ritenuta davvero essenziale.
Portare con sè un telefono cellulare per le comunicazioni ed assicurarsi dalla sera prima di avere, alla partenza, la batteria completamente carica; inoltre è consigliato lasciare detto a qualcuno la zona dove andiamo ad operare ed anche dove intendiamo parcheggiare e quanto ci vogliamo trattenere.
Inoltre portare almeno una bottiglia d'acqua e possibilmente una razione di cibo che possa dare energia senza appesantire troppo, pronto all'uso (un panino imbottito sarà sufficiente ma anche un pacchetto di crackers è meglio di niente, anche se apporta solo carboidrati e sali minerali).

COME VESTIRCI
Vestire comodi e leggeri, possibilmente abiti che possano asciugare rapidamente tipo abbigliamento da montagna o da trekking che generalmente sono anche resistenti alle abrasioni come possono essere anche i moderni pantaloni da lavoro.
Molto poi dipende dalla stagione, d'inverno cerchiamo di indossare capi caldi ma abbastanza traspiranti che nel caso di sudorazione, durante la marcia o durante il lavoro, possano asciugarsi comunque in tempi brevi. Se siamo d'estate con un bel caldo è possibile indossare sul sito di lavoro anche solo un costume e delle scarpe da scogli (uniche calzature in grado di sostituire gli stivali alti per il lavoro in acqua, che garantiscono un eccellente grip e stabilità anche sulle rocce scivolose tipiche dei corsi d'acqua.).
Un copricapo per la testa è sempre consigliato, sia per il freddo che per il caldo, in inverno un berretto di lana o di pile che copra anche le orecchie e durante l'anno un cappellino con visiera o magari anche un cappello tattico da militare da foresta.
Consigliato comunque sempre l'uso di materiale leggero, resistente e traspirante.
Nei periodi di caccia, nei luoghi naturali adibiti a questa pratica, è consigliato operare con abbigliamento ad alta visibilità per non esser scambiati da lontano con un cinghiale o altro animale dietro ad un cespuglio, magari mentre siamo chini a scavare nel nostro buco (curiosità: l'episodio è capitato ad un cercatore che conosco direttamente, per fortuna non si è ferito e lo ha potuto raccontare. Episodio avvenuto in Piemonte, alto vercellese.).

I DATI IMPORTANTI DA ACQUISIRE 
Oltre allo studio incrociato con mappe del nostro obiettivo e del nostro percorso, teniamo sempre conto delle ore di luce a disposizione cercando di sapere a che ora il sole si alza e a che ora tramonta, calcolando i tempi di marcia per eccesso e mai per difetto, di modo da poter gestire anche eventuali situazioni improvvise che comporterebbero la relativa perdita di tempo sulla tabella di marcia.
Il meteo è un altro elemento importantissimo da consultare e di cui avere il quadro migliore al momento stesso della partenza, non si esce senza questo dato.
Se si va su corsi d'acqua già visitati, si può consultare il livello idrometrico relativo ed in base al parametro visivo già acquisito potremo sapere già prima di partire quanta acqua ci aspetta sul nostro corso d'acqua. Questo ultimo dato è molto utile per avere un'idea già a monte di come operare sul teatro della scena che già riusciremo a visualizzare, scegliendo quindi i punti migliori a seconda del livello. Talvolta è fondamentale saperlo, come nel caso di attraversamento di rami interni dei fiumi che se pieni d'acqua prevedono un vero e proprio guado a vari livelli, da facile ad impegnativo fino ai casi più proibitivi nei quali non si può far altro che rinunciare e tornare indietro, ma quando si fanno 70 - 80 km per arrivare è meglio saperlo prima di partire. Ecco che in alcuni casi non è solo utile ma diventa di importanza fondamentale avere alcuni parametri.

LE ZONE AURIFERE
Per individuare una buona zona aurifera ci si può anche affidare al consiglio dei più o meno davvero esperti in materia ma poi una volta sul territorio si deve scegliere da soli i punti dove operare. Ecco che di fondamentale importanza sono gli studi personali di ogni cercatore, che attraverso gli stessi utilizza le nozioni per orientarsi e capire come decidere, una volta acquisiti i primi meccanismi si può solo migliorare il proprio bagaglio culturale mettendo più possibile alla prova le proprie capacità visive, analitiche ed intuitive. 

ATTREZZATURA PER LA RICERCA
Portiamo dietro l'attrezzatura che pensiamo di utilizzare, la canaletta è meglio se scomponibile e zainabile per ridurre maggiormente gli ingombri di trasporto durante la marcia. Pala, picozza, paletta, palotto, setaccio, secchi vari o contenitori alternativi da muratore, guanti e tutto ciò che riteniamo di poter trasportare, senza ammazzarci, avanti ed indietro dal parcheggio e che contiamo di utilizzare sul target.

CALZATURE
Per le marce nei boschi sono consigliate calzature da trekking, per il lavoro sul sito almeno degli stivali da pesca fino alla coscia, ancora meglio se è una salopette da pesca. Come già scritto, d'estate è possibile anche indossare anche soltanto un costume e scarpe da scogli, uniche calzature in grado di gestire in modo ottimale l'aderenza ed il grip sulle viscide e scivolose pietre dei nostri corsi d'acqua, inoltre sono calzature adatte ad esser indossate in acqua e mantengono una buona elasticità, leggere e comode da indossare e si asciugano in fretta.
E' sconsigliato avventurarsi a piedi nudi all'interno dell'acqua perché appena si mette un piede in acqua si rischia fortemente di cadere ad ogni movimento; a meno che non siate persone esperte di certi luoghi è meglio astenersi dal rischiare una caviglia ma se non 'proprio non possiamo farne a meno è d'obbligo la massima cautela.

ALTRE COSE CHE SI POSSONO PORTARE
Utili e non indispensabili sono tutta una serie di articoli, tra cui dei panni di ricambio, si possono portare calzini ma anche mutande e magliette nel caso di scivoloni in acqua e di accidentale inzuppamento dei panni. (non è così raro che più di qualche cercatore più o meno esperto, sia caduto in acqua con tutti i vestiti e magari l'attrezzatura al seguito.) Quella dei panni di ricambio è una curiosità che non viene troppo diffusa e discussa nell'ambiente dei cercatori ma che a mio avviso fa parte a pieno titolo della dotazione utile alla riuscita di una spedizione aurifera, avendo testato in prima persona gli effetti di uno scivolone in acqua molto fredda di prima mattina con imbarcata negli stivali. Quando siamo in mezzo ad  parco naturale a parecchie decine di chilometri da casa possiamo contare soltanto sull'equipaggiamento che ci siamo portati dietro.
Una sedia da campo, ripiegabile da pesca, può davvero fare comodo nei momenti di pausa al campo, durante la giornata nella quale si è praticamente per terra.
Un piccolo tavolino da campo ripiegabile a valigetta può davvero esser comodo perchè offre un piano di appoggio altrimenti impossibile da avere in alcuni contesti naturali e selvaggi. Leggero e piccolo da trasportare, assieme alla sedia pieghevole offre già la sensazione di "campo".
Un thermos con del caffè caldo.
Una piccola stufa da campo per scaldarsi nei mesi più freddi, la stufa da campo o rocket stove inoltre offre molteplici possibilità di utilizzo.
Per poter accendere un fuoco di emergenza è utile poter avere delle esche accendifuoco, bastano un paio di pezzetti per agevolare la presa dello stesso (si raccomanda sempre la massima cautela), ultimamente ci sono quelle ecologiche che non inquinano e non sporcano.
Un machete può far comodo per ripulire le aree di scavo interessate da rovi o anche per tagliare e segare legna se necessario. Si può abbinare al machete anche una piccola accetta da sopravvivenza.
Un coltellino può fare comodo sempre, ancora meglio un coltellino svizzero multiuso.


Gold Hunter - Milano (sfondo per smartphone gratuito).





martedì 17 aprile 2018

Manufatti Goldhunter cerca rivenditori.


Hai un negozio reale o virtuale?
Commerci e ti occupi di: Metal detector e accessori , panning - articoli sportivi ed outdoor - minerali ed attrezzatura per l'estrazione?
Manufatti Goldhunter, per importante progetto commerciale, cerca venditori, rivenditori e distributori per i due modelli GOLDHUNTER di canaletta per la ricerca di oro alluvionale, la Goldhunter SPARTAN e la Goldhunter EXCALIBUR. 
Interessanti margini di guadagno, listino prezzo dedicato.
Sono già in corso contatti avviati nei vari settori e sono già stati conclusi importanti accordi di massima con rinomate aziende del settore. 
Se sei un commerciante professionista richiedi subito info in merito all'offerta riservata per te! Potresti far parte di un nuovo progetto tutto italiano.
 Per info e dettagli, contattare l'indirizzo mail goldhuntermilano@gmail.com




venerdì 12 gennaio 2018

Gold Hunter Adventure day






Evento rivolto a singoli privati che vogliono conoscere da vicino la realtà tipica di una giornata da cercatore d'oro italiano. Giornata puramente a scopo dimostrativo ed illustrativo, non didattica. 

il programma prevede circa 8 ore dedicate all'ospite, dal ritrovo al parcheggio fino al ritorno allo stesso.

Check di apertura alle 8 - 8,30. La giornata si sviluppa raggiungendo il sito scelto per la spedizione, si piazza il campo e si prende confidenza con la zona. Per iniziare, con un buon caffè al campo, verrà fatta una breve "infarinatura" preliminare, un' introduzione teorica generale su alcune basi fondamentali relative alle attività che andremo a scandire. 
Ogni fase successiva e passaggio verranno svolti attraverso la costante spiegazione e gli opportuni approfondimenti; il resto della mattinata si passerà ad illustrare materialmente la filiera estrattiva completa: scelta del punto di scavo, tecnica di scavo e ripristino del sito, tecnica di raffinazione, tecnica di pulizia, uso della canaletta, pulizia finale con la batea ed imboccettamento del nobile metallo. 

La mattina passa così, con qualche pausa ogni tanto e poi verso mezzogiorno si mangia. 
L'ospite avrà a disposizione una comoda sedia da campo con schienale ed un riparo se necessario. A pranzo verranno date due opzioni: pranzo al sacco semplice (un panino imbottito, una bottiglietta d'acqua naturale, un frutto di stagione e caffè caldo dopo il pasto. ) oppure  elaborato (due panini imbottiti differenti, un quarto di vino rosso , una bottiglietta d'acqua, un frutto di stagione, un dolcetto-merendina e caffè caldo  dopo il pasto).

Nel pomeriggio, dalle 13 circa, l'ospite sarà libero di provare personalmente a cimentarsi da solo nella pratica della ricerca, usando tutte le attrezzature necessarie che verranno messe a sua disposizione e sarà seguito in ogni fase. Verso le 15 si iniziano le operazioni di sgombero del campo, con calma. Prima di lasciare il campo per recarsi al parcheggio, verrà consegnato all'ospite, in una boccetta, la metà del raccolto del giorno ed una copia cartacea del DECALOGO GOLD HUNTER con dedica personale. 

Per info e prenotazioni 
Messaggio privato sulla pagina facebook @goldhuntermilano
oppure una mail a goldhuntermilano@gmail.com

mercoledì 3 gennaio 2018

Estratto numero 1 dal "Decalogo del moderno cercatore d'oro".

ESTRATTO NUMERO UNO DAL 
DECALOGO DEL MODERNO CERCATORE D'ORO


DEDICATO AL MODERNO CERCATORE D'ORO

 Un cercatore senza etica e disciplina è solo un manovale con una pala per scavare.


VADEMECUM GOLD HUNTER
SULLA DISCIPLINA
DELLA MODERNA RICERCA AURIFERA


1
Della natura siamo sempre gli ospiti e mai i padroni

Nei vari scenari naturali che visitiamo di volta in volta, nulla ci appartiene. Alcuni dicono "il fiume è di tutti" ma in realtà è solo a disposizione, non di proprietà.
 Il fiume è del fiume e della natura stessa che coi suoi elementi lo plasma a suo piacimento, è sacro come la vita ed il tempo che scorre all'infinito, va rispettato lui ed il suo mondo come un vecchio e saggio amico e la sua casa. Vanno rispettati l'acqua, le rocce, la terra, gli animali, le piante, va rispettato tutto l'ecosistema che ci accoglie ogni volta nel suo "tempio naturale".

2
 Obiettivo “impatto zero”

Cerchiamo di svolgere le attività durante la nostra giornata nel pieno rispetto dell'ambiente circostante, riducendo l'impatto il più possibile e tenendo come ideale l’ipotetico “impatto zero". Ricoprire i propri scavi è fondamentale in chiave naturalistica ed ecologica, ciò permette di non stravolgere lo strato umifero (come ricordano e citano i regolamenti di Lombardia e Piemonte) e quindi di non interferire con l'ecosistema naturale.
Le buche lasciate aperte possono intrappolare tanti avannotti quando l'acqua si ritira, sono pericolose per chi cammina in quel punto quando è sommerso poiché non è possibile distinguere bene ad occhio l'altezza della buca e ci si può far male (come capitato ad alcuni cercatori). Come ultimo motivo (ma di specifico interesse per la ricerca aurifera), una buca ed una serie di scavi ben ricoperti su una determinata punta sono chiamati "coltivazioni d'oro", poiché un cercatore consapevole sa che, dopo ogni piena, in quei punti si andrà a depositare ancora del nobile metallo anche se in concentrazione variabile da piena a piena.
Ricoprire una buca è quindi un atteggiamento tre volte virtuoso: sotto il punto di vista ecologico e del rispetto della natura, sotto il punto di vista legale e sotto il punto di vista del cercatore d'oro consapevole. 
Non devastiamo, demolendo e snaturando oltremisura, gli argini dei nostri torrenti e rii ma lavoriamo sul bedrock con consapevolezza, senso della misura e cognizione di causa sul perché stiamo operando in un modo piuttosto che in un altro. Tenendo conto del territorio, così come lo troviamo, possiamo farci un’idea sul tipo d’impatto che avremo sulla zona tra operazioni di scavo e possibile ripristino; cerchiamo di sapere quello che stiamo facendo in ogni momento. 
Al termine della giornata di ricerca portiamo via tutta la nostra spazzatura, dedichiamogli uno o più sacchetti e possibilmente ogni tanto buttiamo dentro anche qualche rifiuto trovato sul posto; un semplice ed apparentemente piccolo gesto che, se moltiplicato per quanti cercatori ne hanno consapevolezza, acquisice rilevanza culturale.
Non sfruttiamo il luogo naturale oltre il consentito dalla legge e dalla buona morale ma aiutiamolo a preservarsi nel tempo, come un buon amico. Abituiamoci quindi ad una condotta sempre adeguata al contesto naturale che visitiamo e poniamoci come obiettivo quello di lasciare il sito con meno tracce del proprio passaggio, appunto inseguendo l’ideale ipotetico di "impatto zero" per quanto possibile.

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LA NOSTRA LIBERTA’  E’ SACRA AL PARI DELLA LIBERTA’ ALTRUI

LIBERTA’ è la condizione umana in cui agire in pieno diritto senza sottostare ad imposizioni o restrizioni al di fuori delle regole comuni sancite ufficialmente.
La nostra libertà è sacra come quella degli altri, un diritto inalienabile che va rispettato ed onorato come la vita stessa.
Ogni cercatore è prima di tutto una persona che gode dei nostri stessi diritti e fruisce del libero arbitrio per scegliere quali comportamenti adottare nel tempo, quale tipo di valori esprimere o seguire nella ricerca.
Ciascuno segue il percorso che più gli pare opportuno ed è naturalmente libero di fare le proprie esperienze.
Cerchiamo di non prevaricare o limitare la libertà altrui se vogliamo che gli altri facciano lo stesso con noi, non possiamo pretendere o difendere il diritto della libertà se lo neghiamo a nostra volta. Il rispetto dell’altro è fondamentale, conoscenti o sconosciuti e lo si manifesta anche attraverso il modo di agire sul territorio, considerando che tutte le zone aurifere autorizzate sono liberamente usufruibili da chiunque e non solo da noi cercatori.


Sergio Cirillo – Gold Hunter


 


venerdì 18 agosto 2017

Come si è formato il deposito aurifero italiano ed i depositi secondari piemontesi come la Bessa?

COME SI E’ FORMATO IL DEPOSITO AURIFERO ITALIANO
ED I DEPOSITI SECONDARI PIEMONTESI COME LA BESSA?

Durante l'ultima grande espansione glaciale (LGM), la quale iniziò circa 24.000 anni fa per terminare intorno a 10.000 anni fa, dalle alpi scendevano a valle verso la pianura padana enormi ghiacciai in espansione.
Enormi colossi di ghiaccio che al loro passaggio lento ed implacabile travolgevano, schiacciavano triturando ogni cosa che trovavano sul proprio cammino e che ne intralciava il percorso.
Il materiale trasportato nel ghiaccio in posizione superiore come "carico superficiale" veniva trasportato fino a depositarsi diventando depositi di ablazioni, generando morene laterali e frontali.
Al termine dell'ultima glaciazione ed al conseguente ritiro dei ghiacciai risultò quindi che gli anfiteatri morenici formatisi subirono poi un parziale rimodellamento dovuto all'azione delle acque superficiali ed in alcuni tratti tagliati e scolpiti dai corsi d'acqua incanalati.
L'esempio più immediato di questo tipo di formazione sono i placer auriferi di Villareggia e Mazzè dove la Dora Baltea attraversa le morene frontali dell'anfiteatro morenico di Ivrea.
L'origine della Bessa è molto simile ma i placer auriferi in questo caso si sono formati lateralmente e non frontalmente, i corsi d'acqua incanalati quindi non tagliano la morena laterale ma sono paralleli ad essa. 

Nella scheda sottostante, i depositi morenici ed alluvionali della Bessa. 
 

Fonti/Credits:

PIPINO Giuseppe. 
La raccolta dell'oro nei fiumi della Pianura Padana. Tipolit. Novografica Valenza 1989 

PIPINO Giuseppe.
L'oro della Bessa. "Not. Min. Palent." 12 dicembre 1998

PIPINO Giuseppe.
Lo sfruttamento nei terrazzi auriferi della Gallia Cisalpina.
Oro, miniere, storia. Miscellanea di giacimentologia e storia mineraria italiana.
Museo storico dell'oro italiano. Ovada 2003



 Sergio Cirillo
Gold Hunter
Milano


venerdì 30 giugno 2017

Come si forma l'oro.

COME SI FORMA L’ORO
L’oro non si forma in natura, sul pianeta Terra non si formano temperature così elevate da poterlo consentire, ci vogliono 31 – 32 miliardi di gradi per fondere gli elementi chimici che compongono il nobile metallo.
E allora dove ha origine l’oro?
L’oro si forma nell’ universo, nello spazio sconfinato a seguito di una supernova, l’esplosione successiva al collasso di una stella e nel breve lasso di tempo di quella spettacolare esplosione cosmica si producono temperature appunto di 31 – 32 miliardi di gradi tali da permettere a tutte le particelle circostanti di raggiungere il punto di fusione per combinarsi insieme tra loro e formare elementi pesanti tra cui appunto l’oro.
Quindi l’oro è un elemento che non “cresce” spontaneo sul pianeta ma cambia solo forma e stato fisico.



domenica 4 giugno 2017

La Pagina Gold Hunter festeggia i 500 like su facebook.



Gold Hunter - Milano Ricerca oro alluvionale festeggia il traguardo dei 500 like su facebook fissando il prossimo a quota 1000. 
Si ringraziano davvero tutti gli amici che seguono la pagina sia della comunità di cercatori italiani che di quella mondiale, grazie a tutti davvero di cuore. Un ringraziamento personale va a Matteo Oberto di Duck Gold Prospecting, Sponsor Partner e supporter ufficiale Gold Hunter - Italian Gold Fever da dicembre 2016 per aver sempre creduto in questa alleanza che ha già sviluppato collaborazioni che sono soltanto agli albori. 
Matteo è un ragazzo che dà tanto a tutti, è sempre prodigo di spiegazioni ed approfondimenti molto istruttivi e interessanti sulla particolare tematica e materia che è la geologia e la geologia aurifera nello specifico. Ragazzi così ce ne sono pochi. 
Grazie Matt!




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