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mercoledì 7 agosto 2019

Cercatori d'oro. Mappatura di un territorio.


CONCETTO DI MAPPATURA DI UN TERRITORIO 

Di ogni territorio di nostro interesse possiamo dire di conoscere davvero soltanto i posti  in cui siamo stati fisicamente e dei quali abbiamo un riscontro personale ed un’esperienza  diretta.
Quando osserviamo le mappe digitali ed anche quelle cartacee abbiamo indicazioni più o meno precise e più o meno aggiornate soltanto dei contorni delle cose, e dei loro bordi fotografici tridimensionali; ma nulla può sostituire il riscontro fisico che in pochi istanti appura forme, pendenze, altezze, distanze, curve e passaggi, trasmutando tutte le informazioni in conoscenza diretta.
La vera mappatura personale di un cercatore o di qualsiasi esploratore, inizia quando si trova sul posto e passa per ogni metro quadrato di suolo fluviale toccato ed analizzato durante la giornata.  Una volta acquisito questo dato fondamentale possiamo dire di avere quindi una determinata mappatura.
In alcuni casi si torna negli stessi territori ma spostandosi di tanto in quanto, nel tempo, di alcune decine di metri, 20, 30, 50 e lo si fa per varie ragioni, alcune dettate dall’ abbassamento ed innalzamento dei livelli idrometrici  ed altre per curiosità, voglia di conoscere, vedere e toccare  o per spirito di avventura.
 Si cambia magari ansa, sponda o ramo ma si rimane comunque all’interno di una cerchia più ampia (ma ancora  comunque circoscritta) in cui si conoscono alcuni punti toccati in precedenza.  Percorrendo poi i tratti che dividono i vari punti ed effettuando una ricognizione visiva nelle aree intermedie riusciamo ad avere una diretta e quasi totale conoscenza del territorio in tutta la sua ampiezza, quindi si può affermare di aver completato ed ampliato allo stesso tempo la personale mappatura di quel posto.

Video illustrativo.


LA NOSTRA ESPERIENZA DI COMPLETAMENTO DELLA MAPPATURA DI UNA ZONA
Per noi come Gruppo Gold Hunter (formato da due effettivi) recentemente c’è stato appunto un primo completamento della mappatura di una zona abbastanza ampia (che frequentiamo da quasi cinque anni)  la cui forma è ad “isola” ed è a ridosso della riva ma in pratica all’interno del letto del fiume, pur essendo di dimensioni imponenti.
Essendoci affezionati a questo posto, nel tempo lo abbiamo studiato anche incrociando ogni tipo di mappa, time laps compresi (interessantissimi) e poi negli anni, dopo che parecchi punti del posto erano stati visitati e vissuti,  è sorta quasi spontanea e naturale la voglia e la curiosità ( quasi un’esigenza) di fare una “circumnavigazione” completa dei confini che inizialmente non prendevamo nemmeno in considerazione,  completando fisicamente il giro e l’esplorazione del territorio in questione  con l’importanza fondamentale del riscontro visivo e del “toccare con mano” in modo da circoscrivere poi appunto  l’area.
Ci siamo presi il nostro tempo quel giorno, alle sette del mattino eravamo già sul posto pronti ed abbiamo preso il cammino opposto a quello che solitamente per anni abbiamo fatto (dal quale punto però avremmo dovuto sbucare a fine giornata, come il filo che passa con l’ago per chiudere una cucitura.)  avventurandoci per un sentiero mai battuto a piedi da noi, ma visto soltanto a poche decine di metri per tanto tempo. Abbiamo tenuto il sentiero costeggiando la parte dell’isola che già conoscevamo e fino a dove eravamo arrivati ad esplorare,  grosso modo e poi siamo scesi ed avventurati addentrandoci nella selva tra alberi caduti, sassi e rovi belli alti.  
I primi terreni che abbiamo dovuto attraversare erano abbastanza impervi e pieni di ostacoli, si procedeva quindi lentamente ed ogni cinque – dieci metri a quel punto mi fermavo qualche secondo per rendermi conto del posto e per orientarmi nei punti di riferimento che avevo dalle mappe digitali studiate con il mio compagno di avventura Alessandro, trovandoci in luoghi ancora inesplorati e sconosciuti da noi.
Così facendo siamo riusciti a costeggiare il fianco del ramo interno ed arrivare all’estremo confine sud, potendo quindi proiettare lo sguardo laddove prima non era ancora arrivato, ampliando i nostri confini.  
A quel punto abbiamo iniziato la risalita dal versante opposto a quello in cui siamo arrivati, quindi verso il fiume dove l’ostacolo per camminare bene non era più la folta vegetazione ma una distesa di sassi sconnessi.   Poche decine di metri di cammino ed abbiamo effettuato una sosta esplorativa veloce (senza piazzare il campo, solo giù li zaini e il carico) per fare alcune prospezioni,  per controllare dimensioni e tipologia delle pietre e la conformazione del terreno. 
Terminata queste operazioni , abbiamo rimesso in spalla zaini e carichi vari ed abbiamo ripreso la risalita, camminando lentamente sia per le pietre che ostacolavano un cammino regolare e sia per poter fissare visivamente ogni fotogramma di quella parte di isola che non avevamo ancora toccato e che appariva nuova ai nostri occhi. Pochi minuti dopo iniziamo a scorgere i posti dove noi operiamo spesso, dove ci accampiamo, e per la prima volta li vediamo da sud, in lontananza ma li riconosciamo perché sono a noi familiari, sanno di rifugio, di “casa”.
Una volta arrivati al nostro vecchio posto abbiamo finalmente piazzato il campo e fissato la bandiera ad un albero;  tra una cosa e l’altra si sono fatte le otto, otto e un quarto del mattino e siamo già stanchi, spompati e sudati ma ci beviamo il nostro caffè caldo dal thermos soddisfatti di aver completato qualcosa per noi come gruppo di ricerca e per aver affrontato e portato a termine alle prime luci dell’alba una nuova faticosa avventura in mezzo alla natura, come una sfida vinta con sé stessi, con tutto il suo carico di significati personali. 
Sergio Cirillo

Gold Hunter 

venerdì 12 gennaio 2018

Gold Hunter Adventure day






Evento rivolto a singoli privati che vogliono conoscere da vicino la realtà tipica di una giornata da cercatore d'oro italiano. Giornata puramente a scopo dimostrativo ed illustrativo, non didattica. 

il programma prevede circa 8 ore dedicate all'ospite, dal ritrovo al parcheggio fino al ritorno allo stesso.

Check di apertura alle 8 - 8,30. La giornata si sviluppa raggiungendo il sito scelto per la spedizione, si piazza il campo e si prende confidenza con la zona. Per iniziare, con un buon caffè al campo, verrà fatta una breve "infarinatura" preliminare, un' introduzione teorica generale su alcune basi fondamentali relative alle attività che andremo a scandire. 
Ogni fase successiva e passaggio verranno svolti attraverso la costante spiegazione e gli opportuni approfondimenti; il resto della mattinata si passerà ad illustrare materialmente la filiera estrattiva completa: scelta del punto di scavo, tecnica di scavo e ripristino del sito, tecnica di raffinazione, tecnica di pulizia, uso della canaletta, pulizia finale con la batea ed imboccettamento del nobile metallo. 

La mattina passa così, con qualche pausa ogni tanto e poi verso mezzogiorno si mangia. 
L'ospite avrà a disposizione una comoda sedia da campo con schienale ed un riparo se necessario. A pranzo verranno date due opzioni: pranzo al sacco semplice (un panino imbottito, una bottiglietta d'acqua naturale, un frutto di stagione e caffè caldo dopo il pasto. ) oppure  elaborato (due panini imbottiti differenti, un quarto di vino rosso , una bottiglietta d'acqua, un frutto di stagione, un dolcetto-merendina e caffè caldo  dopo il pasto).

Nel pomeriggio, dalle 13 circa, l'ospite sarà libero di provare personalmente a cimentarsi da solo nella pratica della ricerca, usando tutte le attrezzature necessarie che verranno messe a sua disposizione e sarà seguito in ogni fase. Verso le 15 si iniziano le operazioni di sgombero del campo, con calma. Prima di lasciare il campo per recarsi al parcheggio, verrà consegnato all'ospite, in una boccetta, la metà del raccolto del giorno ed una copia cartacea del DECALOGO GOLD HUNTER con dedica personale. 

Per info e prenotazioni 
Messaggio privato sulla pagina facebook @goldhuntermilano
oppure una mail a goldhuntermilano@gmail.com

mercoledì 3 gennaio 2018

Estratto numero 1 dal "Decalogo del moderno cercatore d'oro".

ESTRATTO NUMERO UNO DAL 
DECALOGO DEL MODERNO CERCATORE D'ORO


DEDICATO AL MODERNO CERCATORE D'ORO

 Un cercatore senza etica e disciplina è solo un manovale con una pala per scavare.


VADEMECUM GOLD HUNTER
SULLA DISCIPLINA
DELLA MODERNA RICERCA AURIFERA


1
Della natura siamo sempre gli ospiti e mai i padroni

Nei vari scenari naturali che visitiamo di volta in volta, nulla ci appartiene. Alcuni dicono "il fiume è di tutti" ma in realtà è solo a disposizione, non di proprietà.
 Il fiume è del fiume e della natura stessa che coi suoi elementi lo plasma a suo piacimento, è sacro come la vita ed il tempo che scorre all'infinito, va rispettato lui ed il suo mondo come un vecchio e saggio amico e la sua casa. Vanno rispettati l'acqua, le rocce, la terra, gli animali, le piante, va rispettato tutto l'ecosistema che ci accoglie ogni volta nel suo "tempio naturale".

2
 Obiettivo “impatto zero”

Cerchiamo di svolgere le attività durante la nostra giornata nel pieno rispetto dell'ambiente circostante, riducendo l'impatto il più possibile e tenendo come ideale l’ipotetico “impatto zero". Ricoprire i propri scavi è fondamentale in chiave naturalistica ed ecologica, ciò permette di non stravolgere lo strato umifero (come ricordano e citano i regolamenti di Lombardia e Piemonte) e quindi di non interferire con l'ecosistema naturale.
Le buche lasciate aperte possono intrappolare tanti avannotti quando l'acqua si ritira, sono pericolose per chi cammina in quel punto quando è sommerso poiché non è possibile distinguere bene ad occhio l'altezza della buca e ci si può far male (come capitato ad alcuni cercatori). Come ultimo motivo (ma di specifico interesse per la ricerca aurifera), una buca ed una serie di scavi ben ricoperti su una determinata punta sono chiamati "coltivazioni d'oro", poiché un cercatore consapevole sa che, dopo ogni piena, in quei punti si andrà a depositare ancora del nobile metallo anche se in concentrazione variabile da piena a piena.
Ricoprire una buca è quindi un atteggiamento tre volte virtuoso: sotto il punto di vista ecologico e del rispetto della natura, sotto il punto di vista legale e sotto il punto di vista del cercatore d'oro consapevole. 
Non devastiamo, demolendo e snaturando oltremisura, gli argini dei nostri torrenti e rii ma lavoriamo sul bedrock con consapevolezza, senso della misura e cognizione di causa sul perché stiamo operando in un modo piuttosto che in un altro. Tenendo conto del territorio, così come lo troviamo, possiamo farci un’idea sul tipo d’impatto che avremo sulla zona tra operazioni di scavo e possibile ripristino; cerchiamo di sapere quello che stiamo facendo in ogni momento. 
Al termine della giornata di ricerca portiamo via tutta la nostra spazzatura, dedichiamogli uno o più sacchetti e possibilmente ogni tanto buttiamo dentro anche qualche rifiuto trovato sul posto; un semplice ed apparentemente piccolo gesto che, se moltiplicato per quanti cercatori ne hanno consapevolezza, acquisice rilevanza culturale.
Non sfruttiamo il luogo naturale oltre il consentito dalla legge e dalla buona morale ma aiutiamolo a preservarsi nel tempo, come un buon amico. Abituiamoci quindi ad una condotta sempre adeguata al contesto naturale che visitiamo e poniamoci come obiettivo quello di lasciare il sito con meno tracce del proprio passaggio, appunto inseguendo l’ideale ipotetico di "impatto zero" per quanto possibile.

3
LA NOSTRA LIBERTA’  E’ SACRA AL PARI DELLA LIBERTA’ ALTRUI

LIBERTA’ è la condizione umana in cui agire in pieno diritto senza sottostare ad imposizioni o restrizioni al di fuori delle regole comuni sancite ufficialmente.
La nostra libertà è sacra come quella degli altri, un diritto inalienabile che va rispettato ed onorato come la vita stessa.
Ogni cercatore è prima di tutto una persona che gode dei nostri stessi diritti e fruisce del libero arbitrio per scegliere quali comportamenti adottare nel tempo, quale tipo di valori esprimere o seguire nella ricerca.
Ciascuno segue il percorso che più gli pare opportuno ed è naturalmente libero di fare le proprie esperienze.
Cerchiamo di non prevaricare o limitare la libertà altrui se vogliamo che gli altri facciano lo stesso con noi, non possiamo pretendere o difendere il diritto della libertà se lo neghiamo a nostra volta. Il rispetto dell’altro è fondamentale, conoscenti o sconosciuti e lo si manifesta anche attraverso il modo di agire sul territorio, considerando che tutte le zone aurifere autorizzate sono liberamente usufruibili da chiunque e non solo da noi cercatori.


Sergio Cirillo – Gold Hunter


 


venerdì 18 agosto 2017

Come si è formato il deposito aurifero italiano ed i depositi secondari piemontesi come la Bessa?

COME SI E’ FORMATO IL DEPOSITO AURIFERO ITALIANO
ED I DEPOSITI SECONDARI PIEMONTESI COME LA BESSA?

Durante l'ultima grande espansione glaciale (LGM), la quale iniziò circa 24.000 anni fa per terminare intorno a 10.000 anni fa, dalle alpi scendevano a valle verso la pianura padana enormi ghiacciai in espansione.
Enormi colossi di ghiaccio che al loro passaggio lento ed implacabile travolgevano, schiacciavano triturando ogni cosa che trovavano sul proprio cammino e che ne intralciava il percorso.
Il materiale trasportato nel ghiaccio in posizione superiore come "carico superficiale" veniva trasportato fino a depositarsi diventando depositi di ablazioni, generando morene laterali e frontali.
Al termine dell'ultima glaciazione ed al conseguente ritiro dei ghiacciai risultò quindi che gli anfiteatri morenici formatisi subirono poi un parziale rimodellamento dovuto all'azione delle acque superficiali ed in alcuni tratti tagliati e scolpiti dai corsi d'acqua incanalati.
L'esempio più immediato di questo tipo di formazione sono i placer auriferi di Villareggia e Mazzè dove la Dora Baltea attraversa le morene frontali dell'anfiteatro morenico di Ivrea.
L'origine della Bessa è molto simile ma i placer auriferi in questo caso si sono formati lateralmente e non frontalmente, i corsi d'acqua incanalati quindi non tagliano la morena laterale ma sono paralleli ad essa. 

Nella scheda sottostante, i depositi morenici ed alluvionali della Bessa. 
 

Fonti/Credits:

PIPINO Giuseppe. 
La raccolta dell'oro nei fiumi della Pianura Padana. Tipolit. Novografica Valenza 1989 

PIPINO Giuseppe.
L'oro della Bessa. "Not. Min. Palent." 12 dicembre 1998

PIPINO Giuseppe.
Lo sfruttamento nei terrazzi auriferi della Gallia Cisalpina.
Oro, miniere, storia. Miscellanea di giacimentologia e storia mineraria italiana.
Museo storico dell'oro italiano. Ovada 2003



 Sergio Cirillo
Gold Hunter
Milano


venerdì 30 giugno 2017

Come si forma l'oro.

COME SI FORMA L’ORO
L’oro non si forma in natura, sul pianeta Terra non si formano temperature così elevate da poterlo consentire, ci vogliono 31 – 32 miliardi di gradi per fondere gli elementi chimici che compongono il nobile metallo.
E allora dove ha origine l’oro?
L’oro si forma nell’ universo, nello spazio sconfinato a seguito di una supernova, l’esplosione successiva al collasso di una stella e nel breve lasso di tempo di quella spettacolare esplosione cosmica si producono temperature appunto di 31 – 32 miliardi di gradi tali da permettere a tutte le particelle circostanti di raggiungere il punto di fusione per combinarsi insieme tra loro e formare elementi pesanti tra cui appunto l’oro.
Quindi l’oro è un elemento che non “cresce” spontaneo sul pianeta ma cambia solo forma e stato fisico.



giovedì 4 maggio 2017

Concluso con successo il primo GOLD HUNTER CAMP.


Si è tenuto dal 7 al 9 aprile 2017 nei boschi piemontesi, lungo le sponde del torrente Elvo il primo GOLD HUNTER CAMP, un accampamento del gruppo di ricerca GOLD HUNTER MILANO di tre giorni e due notti con quattro tende piazzate. Primo gruppo di ricerca ad effettuare quest'esperienza in Italia.


BUONA LA PRIMA

Pur essendo in una fase ancora ritenuta "sperimentale" per quanto riguarda l'organizzazione appunto di eventi come questo dedicato ai cercatori d'oro in Italia, il gruppo Gold Hunter ha saputo da subito mostrato padronanza e confidenza con ogni aspetto e dinamica delle attività di un campo sotto ogni punto di vista e non solo logistico, questo anche grazie alle esperienze maturate col tempo nell'outdoor.

Nel puro stile ricreativo delle attività Gold Hunter, in questi tre giorni i tempi sono stati scanditi dai ritmi del campo e dalle attività da cercatori nei pressi, il tutto totalmente immersi in un tempio naturale dove risiede il tesoro più prezioso, la libertà.

Vita all'aria aperta, attività da campo e ricerca; avventura pura.


                                      GOLD HUNTER CAMP - intro














lunedì 13 febbraio 2017

Come si classifica l'oro in natura?

COME SI CLASSIFICA L’ORO IN NATURA E COS’E’ L’ORO ALLUVIONALE?

L’oro in natura è considerato sempre nativo per definizione e viene sostanzialmente classificato a seconda del tipo di deposito aurifero, in giacimenti PRIMARI e SECONDARI.
Per giacimenti primari s’intende quelli con il nobile metallo ancora completamente incastonato nei filoni di quarzo aurifero (generalmente filoni idrotermali) associato per lo più a pirite ed arseniopirite mentre se di origine subvulcanica tende più ad essere legato con argento e minerali d’argento, quarzo, carbonati, solfuri e fluorite.
Nei giacimenti secondari l’oro è prevalentemente aggregato a minerali come la magnetite, la monazite, lo zirconio ed il corindone.
I giacimenti secondari li possiamo suddividere sostanzialmente in tre tipologie di deposito ben definite: eluviali, colluviali ed alluvionali – fluviali.


DEPOSITO ELUVIALE

Per depositi eluviali intendiamo depositi per azione diretta sul giacimento primario di agenti naturali e climatici come piccoli rii, sorgenti, acqua piovana, gelo, pioggia, vento e caldo/freddo che smuovono e deteriorano il materiale del deposito primario, spezzandone la struttura originale e librando l’oro nelle sue forme successive (l’oro cambia durante il suo percorso fino a valle, tende a perdere le sue impurità oltre che a variare la sua morfologia per via dell’estrema duttilità di questo metallo) che così viene depositato nel primo strato utile, appunto il deposito eluviale.


DEPOSITI COLLUVIALI

I depositi colluviali sono quegli strati auriferi che si formano a seguito dell’azione sui depositi eluviali, in sostanza ne sono la successiva e diretta rielaborazione da parte degli agenti naturali e climatici sopra citati che determinano un nuovo strato di accumulo di materiale aurifero elaborato da quello eluviale, tale strato è quindi appunto il deposito colluviale, negli stadi intermedi tra il deposito eluviale ed i terrazzi più a valle.



DEPOSITI
ALLUVIONALI – FLUVIALI

Col termine di depositi fluviali si identificano tutti quegli strati, generalmente più a valle, interessati dalle acque mentre gli eluviali ed i colluviali ne sono coinvolti solo parzialmente ed in modo localizzato.
I depositi alluvionali si formano attraverso l’azione diretta delle acque (principalmente durante le piene in maniera variabile) che raspando le sponde di fiumi e torrenti, smuovono, travolgono e trasportano i detriti facendo depositare nel primo punto utile l’oro e tutto il materiale pesante in ordine decrescente.






 
Quest’ultimo schema dei depositi morenici e terrazzi alluvionali nel territorio della Bessa illustra alcuni importanti riferimenti geologici e cenni storici delle attività aurifere interessate dalla stessa.

Tutti i dati sono sempre validi indicativamente e scientificamente, ricordandoci che la teoria è importante ma la pratica è fondamentale. Chiudo l’argomento tecnico citando la frase di un signore di nome Paolo B. che di professione fa il prospettore di oro e diamanti in Africa per importanti compagnie minerarie:


"I pietroni sono la parte superiore del bedrock, la parte che è stata interessata dalla azione meccanica glaciale e alluvionale del territorio. E' proprio in quelle crepe che è possibile incontrare la maggior quantità di minerale, questo non vuol dire che... nell'alluvionale sopra non ci sia nulla ...."




Si ringrazia Matteo Oberto di Duck Gold Prospecting per la consulenza.


venerdì 6 gennaio 2017

Dove e come cercare l'oro. Sessione di geologia aurifera applicata alla ricerca.


IN COLLABORAZIONE CON DUCK GOLD PROSPECTING


SESSIONE DI GEOLOGIA AURIFERA

LE PUNTE (Parte seconda)

Riprendiamo qui la sessione di geologia aurifera in chiave di ricerca dopo il successo del primo articolo dedicato alle punte e su come e dove cercare l'oro, qui andremo ad approfondire un po' tutte le tematiche che sono state illustrate nell'articolo introduttivo precedente (Se non lo avete letto vi invito qui a farlo subito od in un secondo tempo, l'articolo lo trovate cliccando comodamente questo link.)


Primo argomento:
Identificazione di una punta.

Per iniziare partiamo con un video didattico che spiega come leggere i corsi d'acqua in modo da determinare teoricamente le zone di prossima prospezione, attraverso l'illustrazione dei comportamenti idrodinamici e geologici che caratterizzano la formazione di punte aurifere, un video a carattere geologico - scientifico in chiave di ricerca aurifera a nostra disposizione grazie alla collaborazione con Duck Gold Prospecting, come saranno appunto tutti i video di questa rubrica. 



Secondo argomento:
Come leggere la punta e come lavorare lo scavo.

Una volta identificata la punta si deve quindi procedere ad una lavorazione ottimale, ecco che in questo video viene spiegata la definizione delle scie aurifere e di come è possibile seguirle con metodo di prospezione ben preciso, indicazioni su come procedere ad uno scavo, come trattare una buca e perché (l'argomento buche e scavi è stato più volte ripreso anche da me sia in radio che sul blog oltre che su facebook).
Come prospettare e come lavorare la punta sia nel breve che nel lungo termine.
Tutte le indicazioni sono date come suggerimento per ottimizzare le proprie tecniche di ricerca o per approciarsi a questa disciplina per un neofita, costituiscono materiale prezioso per la conoscenza in campo aurifero e aiutano sicuramente tutti ad arricchire la propria cultura in materia, ancora una volta attraverso le parole di Matteo, fondatore di Duck Gold Prospecting. 




Terzo argomento:
Embricatura - in teoria

Nel precedente video abbiamo sentito parlare di embricatura.
Di cosa si tratta e perché è così importante conoscerla ai fini della nostra attività di cercatori d'oro? 
Come già sappiamo le pietre costituiscono un ostacolo naturale e che sotto, dietro e davanti ai grandi massi possiamo trovare la presenza di oro (curiosità: la ricerca di questo tipo è chiamata anche "a nido") ma molti di noi forse non conoscono magari ogni aspetto dei comportamenti naturali sia delle pietre di grandi dimensioni che di quelle medie e piccole, conoscere queste importanti tematiche ci dà la possibilità di ampliare enormemente la capacità di lettura del territorio circostante che è imprescindibilmente una delle caratteristiche fondamentali per un cercatore; senza capacità di lettura ed analisi del territorio non si può nemmeno pensare di capire dove scavare, dove iniziare e come indirizzare i propri sforzi.
Ecco che in questa terza parte viene spiegata ed illustrata teoricamente l'embricatura a livello tecnico ed il  forte legame di questo principio naturale con la ricerca aurifera, appunto per sua stessa natura.




Quarto argomento: 
Embricatura - in pratica
Ricerca sul torrente ed illustrazione di embricature sul posto oltre ad ulteriori e preziosi consigli ed accorgimenti su come leggere il territorio direttamente dal letto del torrente Orco nei pressi di Rivarolo (TO) nel video di Duck Gold Prospecting girato da Matteo. 
In questo documento viene illustrato direttamente dal letto del torrente.
Ciò che nel precedente contributo è stato spiegato in maniera teorica, qui completa la lezione con la parte pratica spiegando in maniera chiara e limpida le zone migliori in cui cercare ma ancora di più facendoci capire che i sassi non sono messi lì a caso e che possiamo imparare a guardarli diversamente, possiamo interpretarli e leggerli e che da essi è possibile attingere ad una quantità di informazioni enorme, perchè come ci dice sempre il buon Matteo ì l'uomo che ha preso spunto dalla natura e non vicecersa, più conosciamo gli elementi naturali che ci interessano e più aumentiamo la nostra cultura e consapevolezza come cercatori d'oro.




Italian Gold Fever è orgoglioso di presentare questo documento prodotto in collaborazione con Matteo Oberto di Duck Gold Prospecting che voglio ringraziare per l'enorme contributo scientifico, umano e tecnico ai fIni della ricerca aurifera che sta dando a tutta la comunità di cercatori in Italia e non solo. 
Italian Gold Fever - National Blog Magazine e Duck Gold Prospecting sono supporter ufficiali e sponsor partner.








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