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Goldhunter SPARTAN. La canaletta tattica italiana più apprezzata dagli utenti, esperti e neofiti.

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sabato 9 maggio 2015

STRUMENTI del cercatore d'oro: LA CANALETTA ( The sluice )




LA CANALETTA
La canaletta è uno strumento professionale utilizzato da vari cercatori, se ne trovano di vari tipologie e caratteristiche quelle ufficiali conosciute e quelle autoprodotte da sempre.







Nelle foto vediamo una canaletta Goldblitz (tedesca, importata online dal sito ufficiale) modello
"Elvo" al lavoro nelle acque del Ticino.

Questo strumento non è indispensabile per la pulizia del fino, per quella basterebbe comunque una batea, ma è utlissimo e preziosissimo per poter lavorare la quantità di materiale raffinato che riusciremo a produrre, ottimizzando di fatto la possibilità di ritrovamenti del nobile metallo.
La funzione della canaletta, quindi, è quello di favorire l'azione di pulizia del materiale di scavo raffinato grazie alla sua capacità di trattenere al suo interno il materiale ultra-pesante ed il metallo prezioso, scartando quello più leggero.
I materiali di cui sono composte le canalette sono principalmente l’acciaio, l’alluminio ed il legno marino trattato (le “vecchie” e classiche canalette a scaletta sono tutte in legno, a quelle di metallo generalmente vengono applicati tappeti di gomma particolare, saltini o altri accorgimenti tecnici di vario genere.

Nel nostro paese sono iniziate a fioccare le canalette autoprodotte e questo ha costituito uno stimolo fantastico di creatività e di ingegno tipici di noi italiani da sempre e personalmente è un tema che mi ha sempre visto molto coinvolto con studi, progetti, test e produzione di due modelli di canalette targate Goldhhuter.




Canalette Goldhunter 

La canaletta tattica più apprezzata dagli utenti, sia neofiti che esperti.
Visita il sito web www.manufatti-goldhunter.webnode.it per maggiori informazioni

Canaletta tattica Goldhunter modello SPARTAN - Goldhunter SPARTAN tactical sluice


Canaletta sluice autocostruita da L.M.

Canaletta classica in legno a scaletta.

Scaletta di plastica di produzione industriale 

La scaletta di plastica presenta notevoli limiti di esercizio al prezzo dell'unico vantaggio rispetto alle altre cananlette che è il peso relativamente contenuto. Questo vantaggio si trasforma in uno svantaggio poichè una canaletta troppo leggera è troppo instabile in acqua e necessita sempre di accorgimenti per un buon piazzamento in acqua. Inoltre i solchi a scaletta necessitano di molta attenzione e qualora troppo pieni di materiale, col tempo si rischia la dispersione. Altro punto a sfavore è la fragilità del materiale plastico alle sollecitazioni ambientali nel tempo, rispetto ad altri materiali preferiti da costruttori ufficiali e privati cercatori.

 Col tempo i vari appassionati hanno dato luce a degli esemplari davvero eccellenti sotto il punto di vista tecnico e prestazionale, basandosi sugli stessi principi fisici ma utilizzandoli secondo criteri personali, chi su modelli antichi, chi su concezioni moderne secondo la propria inventiva e comunque sempre seguendo uno studio ed un progetto ben specifico, calcolato dal primo all’ultimo centimetro di questo attrezzo unico e davvero eccezionale.

Il suo lavoro lo fa sfruttando la buona sinergia con le leggi fisiche naturali degli elementi con la quale interagisce, rocce e acqua.
Per operare bene, ogni modello avrà bisogno di una certa inclinazione, una giusta corrente in entrata ed una corretta cascatella d'uscita, oltre ad un altezza del flusso d'acqua al suo interno ottimale di un dito, più o meno. Le foto qui proposte sono soltanto una parte delle canalette autoprodotte che si possono trovare.











 Schema di lavoro della classica canaletta di legno a scaletta.

Ovviamente questo articolo vuole solo illustrare a carattere generale tale attrezzo e non entrare in particolari tecnicismi, è rivolto più ai dilettanti, ai curiosi ed a coloro che si accostano da poco alla ricerca di oro alluvionale in Italia.
Per approfondimenti sulle canalette prodotte dal laboratorio Goldhunter, consultare le varie schede sul sito web ufficiale 
www.manufatti-goldhunter.webnode.it


Manufatti Goldhunter - Attrezzatura per la ricerca di oro alluvionale - Gold prospecting equipment

mercoledì 6 maggio 2015

PRATICA E LETTERATURA del cercatore d'oro.


PRATICA E LETTERATURA AURIFERA

Il rapporto tra la pratica della disciplina e la letteratura della disciplina aurifera è palese e ovvio, nemmeno a dirlo che i piccoli grandi consigli degli esperti, che il confronto con gli altri amici cercatori ma soprattutto che l'esperienza del proprio operato sul fiume valgono più di ogni libro o articolo sul tema aurifero. Questo concetto è scontato ma ciò non toglie che leggere, documentarsi e scrivere è un attività complementare alla disciplina aurifera che può aiutare ad ampliare la cultura sul tema, ma è scontato come i prezzi durante i saldi che nemmeno la biblioteca più fornita potrà sostituire la pratica e la vita da fiume per comprendere la pienezza di questa disciplina moderna con radici millenarie, un arte tramandata sino ai giorni nostri.
  La base è il campo, la pratica, perché anche parlare con gli altri serve si ma fino ad un certo punto, solo attraverso le esperienze personali matureremo ed affineremo col tempo un nostro stile ed una nostra tecnica unica e differente dagli altri, seppur magari con molte similitudini, differenze che poi danno colore e carattere alla ricchezza della comunità intera, pur basandosi su concetti tecnici ed etici comuni. 

 La moderna disciplina aurifera è unica, la libertà che regala non ha eguali, il lavoro e lo sforzo vengono compensati con qualche pagliuzza o scaglietta del nobile metallo che quasi mai e difficilmente hanno valore economico minimamente vicino ai costi supportati.  Il vero ricercatore non ragiona come i comuni mortali che associano la parola oro alla parola cash, soldini, euro, ma alla parola gioia, la gioia di quando si trova la prima scaglietta, di quando si vede brillare il suo inconfondibile colore nel piatto o nella canaletta e non importa quanta fatica avrà fatto e quanto oro avrà raccolto a fine giornata, perché la ricchezza più grande l'ha avuta dalla libertà in una giornata di armonia con la natura, di compagina ed interazione con gli elementi del fiume, acqua e terra e i suoi abitanti. 

La vera letteratura aurifera la si può apprezzare per tecnica e per passione, spirito.
Tutti aspetti in sinergia tra loro dentro ogni cercatore.
 Queste consapevolezze, questo palpito interno, queste emozioni le possiamo rendere nostre solo se le viviamo e non leggendole soltanto, Il fiume per noi ha uno spirito, è un essere vivente ben distinto, con la sua voce, il suo carattere, il suo comportamento e le sue regole, va conosciuto e rispettato come un vecchio amico che sappiamo di poter trovare sempre quando abbiamo bisogno di lui.
. 
Tutto questo si può capire solo vivendolo.
 
Perché, cito dai saggi, "non c'è gente più libera di noi.."

 siti web
 


 

lunedì 4 maggio 2015

Equipaggiamento del moderno cercatore d'oro.


Come dev'essere equipaggiato un cercatore d'oro?
Andiamo a vedere punto per punto la dotazione necessaria
per la buona riuscita di una giornata sul fiume.
 
Punto Primo:
 
LA BATEA
 
La Batea è indispensabile, incarna il simbolo per eccellenza del cercatore d’oro, è l’attrezzo principe che si deve sempre avere e che bisogna saper usare con dimestichezza; è il classico “piatto” che vediamo in mano ai vari cercatori d’oro di tutti i luoghi ed in tutti i tempi, essenziale per il lavaggio delle sabbie aurifere e per l’estrazione del nobile metallo, ne esistono di varie dimensioni e materiali, dai moderni compositi all’acciaio classico, lisce o con gradini,  da ricerca e da gara.
Personalmente mi sono affidato ad un kit di batee della Garrett, la piccola (di cui sopra una bellissima istantanea di Daniele Q.) e la media, queste sono le più utilizzate e io mi avvalgo nella maggior parte dei casi della media da 14 pollici.
 
Punto secondo:
 
STIVALI DI GOMMA
 

Un paio di stivali da pesca, alti e coi cosciali, sono  indispensabili per muoversi agilmente sul territorio e poter operare in modo ottimale (il Top sarebbe la salopette intera da pesca!), inutile dire che senza un paio di stivali non ci si può nemmeno sedere sul ciglio del fiume con i piedi in acqua a pulire una batea, per alcune uscite comunque possono bastare anche un paio di stivali da giardinaggio alti però almeno fino al ginocchio.

Io personalmente opero con un paio di stivali da pesca della Caperlan, identici a quelli della foto e mi trovo bene, poi nei periodi più caldi, quando non è più possibile materialmente tenere gli stivali addosso, metto un pantaloncino o costume ed ai piedi indosso un paio di scarpe da scogli, ce ne sono di varie marche e modelli, io uso un paio di Tribord come nella foto, economiche e prestazionali, offrono sulle rocce scivolose del fiume molto grip mantenendo il piede sempre fresco.


 
classificaPunto terzo:
ATTREZZI DA SCAVO
 
1 - Paletta da giardinaggio, chiamata anche "trapiantatore" possibilmente in acciaio, la si usa nello scavo e nel passare il fino in canaletta.
Io uso una "paletta" identica.
 
2 - Pala o vanga.
Questa è la foto della mia Draper Mini Shovel, detta anche "la vanga del cercatore", è corta 70 centimetri ed è praticamente indistruttibile.
 
3 - Picozza o "martellina modello catania"
 
La "picozzina" (per definizione tecnica si chiama “Martellina modello Catania” ed è un attrezzo professionale per muratori) è l’attrezzo che chiude il triangolo, importantissimo per lavorare in sinergia con la minivanga sul punto di scavo, il compito di questa picozzina è quello di zappare, lavorare attorno e sotto ai sassi incastonati e con la parte a taglio scalzare gli stessi con estrema facilità, operazioni altrimenti davvero proibitive. Qualora volessimo invece scalzare pietroni di dimensioni ragguardevoli per esempio nei torrenti, sarà utile allora dotarsi di un piede di porco o mini piede di porco.
Punto quarto:
 
IL SETACCIO
 
Il setaccio, o classificatore, è indispensabile alla produzione del fino che poi andremo a lavare per estrarre il nobile metallo.
In questa fotografia un classificatore standard della Garrett con maglia da un centimetro.
 
Punto quinto:
 
IL SECCHIO
Un secchio è indispensabile per la produzione del fino, assieme al setaccio appunto; personalmente utilizzo quattro secchi da muratore come quello nella foto, pochi euro e molta resa.
Ritengo questo tipo di secchio tecnicamente superiore ad un tipico secchio da vernice perché questi ultimi non sono flessibili e ciò può comportare rotture.
Ritengo questa categoria di secchi davvero ottima, ce ne sono anche di più capienti e costosi (questo nello specifico costava un paio di €uro) ma sempre flessibili e restistenti, non a caso sono utilizzati nella carpenteria e cantieristica.
 
Punto sesto:
 
LA POMPETTA
La Pompetta o "succhiello" è fondamentale per poter archiviare il nobile metallo estratto, letteralmente risucchia le scagliette dal "piatto" o dalla canaletta raggruppandole e mettendole al sicuro.
Ce ne sono di vari tipi e dimensioni, quello nella foto è un modello standard della Garret, modello che utilizzo personalmente.
 
Punto settimo:
 
LA CANALETTA
La canaletta è utilissima per poter lavare il fino in tempi molto più rapidi rispetto alla sola batea, questo attrezzo non è appunto indispensabile come la batea perché il suo lavoro può farlo comunque quest'ultima anche in assenza di corrente per poter utilizzare appunto la canaletta.
Ce ne sono di vari modelli e forme, quelle ufficiali delle aziende più famose americane ed europee e quelle autoprodotte che in Italia vanno per la maggiore, d'altronde siamo un popolo con grande tradizione di grande ingegno, fantasia ed inventiva.
Nella foto un modello di Goldhunter Spartan GCS ai test in acqua quando era ancora un prototipo denominato HSC, ora il modello attualmente in servizio attivo.
 
 
Una menzione anche ai guanti da utilizzare durante gli scavi, ci sono guanti da scavo che costano circa 30 €uro, altrimenti ci sono i guanti da lavoro o da giardinaggio economici da utilizzare al più possibile e nei periodi più freddi  li abbino ad un paio di guanti per lavare i piatti che infilo sotto a quelli da lavoro.
 
 
 

 
 

domenica 3 maggio 2015

Le "Punte"- Come sapere dove cercare l'oro.




COME SAPERE DOVE CERCARE L'ORO
LE PUNTE

La prima cosa da fare per ogni ricercatore è quella di individuare una zona
aurifera nella quale operare, è fondamentale quindi saperla cercare e riconoscere.
Alla base di tale ricerca l’applicazione di alcune regole fisiche
da tener sempre a conto.
1 . Azione e comportamento dei flussi delle correnti e delle acque in piena
all’interno del letto e sulle sponde dei corsi d’acqua.
2. Conformazione, disegno e geometrie del letto del fiume, con lettura
ovviamente nel senso della corrente.
3. Conoscenza dei materiali pesanti e meno pesanti da ricercare e del loro comportamento
all’interno delle correnti fluviali.

PERCHE LE PUNTE SONO ESSENZIALI?

Senza poter individuare una punta nessuna ricerca aurifera degna di tal
nome e con un minimo d’aspettativa può essere intrapresa; esse racchiudono
sempre quantità d’oro variabile di annata in annata ma di sicura
presenza ciclica nel tempo.
Le punte si trovano prevalentemente ai lati dei corsi d’acqua e conoscere
per quali dinamiche si formano è fondamentale per poterle ricercare ed
individuare, oggi poi con i programmi di mappe digitali è possibile studiare
bene la conformazione dei vari corsi d’acqua. Ovviamente ci sono siti
su internet che riportano le posizioni di varie punte, sicuramente quelle
più “battute” dai vari ricercatori d’oro sono quelle più sicure e redditizie.

Attenzione a non farsi trarre in inganno (specie gli inesperti) da quegli accumuli
di elementi od alcune chiazze di detriti che essendo in posizione
non corretta saranno costituiti da materiale leggero e privo delle varie caratteristiche
indiziarie che cerchiamo.


Dove il letto del fiume effettua una piccola curva si verificano le condizioni che
bastano per favorire l’erosione e lo scavo delle acque in piena sulle anse
dove vanno praticamente “a sbattere”.
La forte azione erosiva e di scavo dell’acqua smuove una certa quantità di
materiale a seconda della potenza della corrente, i detriti più leggeri verranno
immediatamente spazzati via e trasportati lontano, mentre quelli
più pesanti (oro, magnetite, granito, quarzo, etc.) si adageranno mano a
mano per peso decrescente in tutta la prima area immediatamente adiacente

formando quindi la punta.
Una volta individuata la Punta abbiamo trovato l'area utile, ora però bisogna
sapere anche come stabilire dove scavare.




Nel disegno a sinistra possiamo vedere una punta classica e capire come si
forma, la forza della corrente impattando nell'ansa erode il materiale pesante che si va a depositare al primo rallentamento delle acque adiacente per forza decrescente formando la punta, la x segnala il punto di maggior ricchezza di materiali pesanti della punta stessa.
Nel disegno di destra possiamo vedere la formazione di punte "secondarie", cioè quando i materiali pesanti "più leggeri"  sfuggiti alla prima punta, nel momento in cui le acque riprendono vigore si vanno a depositare nella sponda opposta, con oro più fine rispetto a quello della punta classica, come appunto nel caso dell'esempio riportato nel disegno che vede il fiume subire un brusco rallentamento per via di una curva molto stretta, e nel punto (A) le acque sono appunto in una sorta di stand by prima di riprendere vigore, favorendo il depositarsi sulla sponda opposta del materiale pesante "più leggero" sfuggito alla prima punta.

Questa la spiegazione tecnica di tipiche punte "classiche" ma in realtà sono molteplici i modi in cui si possono formare le punte e accumuli occasionali di materiale pesante, si sono trovate punte ricchissime grazie ad un semplice tronco di traverso, all'attacco di un canale di esondazione, all'incrocio del flusso di due correnti che scavando una buca letteralmente buttavano su il materiale pesante, le punte residuali, dove la piena porta via il terrazzo alluvionale eman mano ne concentra le parti, questi sono soltanto alcuni esempi, perché il bello di questa disciplina è che per quanto si possa scriverne ci sono ancora nuove cose da scoprire e da imparare.


classifica

PROSPEZIONI
LA FORTUNA NON BASTA



Per individuare una buona “zona di scavo” è importante un attento riscontro
visivo, la prima analisi quindi è affidata ai nostri occhi, come è
stato già detto si terrà conto del corso delle acque, del flusso delle
correnti sul territorio battuto e l’impatto delle varie forze in gioco nel teatro
della scena.
Dove l’alveo di un fiume si allarga le acque perdono potenza
ed i materiali pesanti saranno i primi a depositarsi, dove il fiume fa una
curva o una serie di curve vi sono i punti ove l’acqua rallenta e lì si formano
e punte, ormai abbiamo capito il meccanismo fisico che ne favorisce la
comparsa. Altro discorso è per i torrenti, la ricerca si può orientare anche "a nido", si scalzano i grossi massi nel letto del torrente e si scava
sotto e laddove c’è o c’era una cascatella si scava per sfruttare il perfetto
meccanismo a caduta di madre natura.

Lo spirito di osservazione è fondamentale e lavora in sinergia con le capacità
deduttive.

E’ gia stato detto che molto utile può essere l’impiego di programmi come
Google Earth per studiare in tutta calma la conformazione dei fiumi auriferi
e per individuare con precisione gli obiettivi sui quali concentrare i
propri tentativi (anche se la cosa migliore rimangono ancora le vecchie e care "dritte dei vari ricercatori) ma non è che sia né facile né scontato trovare un buon
territorio aurifero così al primo colpo, quando si è sul posto vengono
messe alla prova una serie di capacità di osservazione, calcolo, ragionamento
e deduzione.

Dopo aver quindi individuato la nostra punta cerchiamo sulla superficie
bagnata le strisce scure tipiche degli agglomerati di magnetite visibili anche
sulla sabbia asciutta, oppure in triangolini sotto le grandi rocce. Non
cerchiamo ovviamente solo la magnetite in superficie, se non la vediamo
non allarmiamoci perché cerchiamo comunque sabbie "scure" dense di parti pesanti sono che oro, piombini da pesca/caccia , magnetite, granato, ilmenite, zircone, monazite e altri elementi minori mentre il quarzo e la mica, essendo più leggeri tra i materiali pesanti, possono risultare sulla superficie della punta ma difficilmente nel cuore delle porzioni più dense e pesanti.
Una volta individuata la
punta si tende a scavare in zone precise ove l’oro può depositarsi per legge
fisica, a salto dietro e sotto a grosse rocce, sotto le radici dei grandi alberi
che fanno un’azione di rete bloccando i granati pesanti e quindi il
prezioso metallo e sotto le sponde facenti parte della punta. Scavando in
una zona sabbiosa con la paletta d’acciaio (o trapiantatore) ad una profondità
ottimale di 15 – 20 cm si può avere già un’indicazione dal terreno
dalla presenza di materiali pesanti.





Leggi anche l'articolo che approfondisce con video illustrativi il concetto delle punte ed introduce la spiegazione di embricature delle rocce:






















domenica 26 aprile 2015

TEST DI DISPERSIONE PER LA CANALETTA

COME EFFETTUARE UN TEST DI DISPERSIONE PER LA VOSTRA CANALETTA
HOW TO MAKE A RELEASE TEST ON YOUR SLUICE
Un consiglio a tutti gli amici che hanno prodotto o stanno producendo una canaletta nuova è quello di effettuare un Test di dispersione al battesimo dell'acqua per verificare e toccare con mano l'efficacia del vostro prezioso attrezzo da lavoro. ...
Effettuare un test di dispersione è semplice, basta immergere sotto la cascatella d'uscita della canala un recipiente (meglio un secchio, io lo piazzavo in acqua con due o tre pietre grosse dentro per tenerlo fermo) che raccolga tutto il materiale che viene espulso dalla stessa, il secchio non si riempirà comunque troppo perché il materiale leggero tenderà a volare via durante il giorno.
A fine giornata lavare in batea ciò che avete trovato nel secchio e verificate se c'è presenza del nobile metallo, quanto in proporzione al materiale passato. In questo modo, qualora l'esito della dispersione è accertato, è possibile anche stabilire la percentuale di dispersione stessa, calcolando il rapporto tra il totale finale estratto e quello che è stato disperso.
Questa operazione, personalmente, l'ho sempre ritenuta importante perché è un valido modo per constatare e valutare tecnicamente l'efficacia del proprio lavoro.
classifica

mercoledì 15 aprile 2015

Schema delle derivazioni dal fiume Ticino per irrigazione e forza motrice.

SCHEMA DELLE DERIVAZIONI DAL FIUME TICINO
PER IRRIGAZIONE E FORZA MOTRICE.
 
Condivido qui questo interessante schema delle derivazioni e biforcazioni del fiume Ticino, 
che ricordo essere il più ricco di oro alluvionale in Italia.




Fonte: Consorzio del Ticino
http://www.ticinoconsorzio.it/index.php?option=com_content&view=featured&Itemid=9



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